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Gli sprechi di ATAF Firenze

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 di Riccardo Tucci

Caro Senatore,

ti voglio segnalare gli sprechi di denaro che vengono quotidianamente messi in atto all’ATAF di Firenze. Ormai da tre anni sono in pensione, ma so per certo che le cose stanno andando né più né meno come quando ero in servizio. Gli sprechi più vistosi sono stati fatti dal Consiglio di Amministrazione dell’Azienda, cioè da quando è diventata privata. Ho vissuto come dipendente la trasformazione dell’Azienda da Municipalizzata a Consortile e da Consortile in Società per Azioni. La produzione è sempre andata peggiorando in maniera direttamente proporzionale al deficit annualmente accumulato.

Contemporaneamente è aumentato anche l’assenteismo che era al 3,5 % nel 1973 (eravamo il fiore all’occhiello del trasporto pubblico locale italiano) rispetto ad una forza lavoro di 3,5 agenti per vettura circolante. Se si pensa che per coprire un turno di una vettura per 20 ore circa, occorrono tre conducenti, il restante 0,5 comprendeva controllori, operai, impiegati e altri servizi ausiliari.

Mi pare che questi dati concorrano all’indicazione di un indice di produttività più che accettabile. Con il passare degli anni tutto è scivolato lungo la china della decadenza; l’Azienda è lì lì per portare i libri in tribunale. Ogni volta che si trovava sull’orlo del baratro, qualche espediente veniva messo in atto dal Comune attraverso i propri rappresentanti all’interno della Commissione Amministratrice, e grazie anche alla collaborazione sindacale che in poco più di dieci anni ha consociativamente sfottuto le conquiste di cinquant’anni di lotte dei lavoratori, il carretto o tirato dall’asino, o spinto dai contadini, andava avanti. Ogni poco si cambiano direttori generali, come quando una squadra perde, cambia l’allenatore, e questi se ne vanno intascando penali o liquidazioni favolose.

Mi preme però sottolineare due pratiche che hanno contribuito a svuotare le casse dell’Azienda. La prima sono i viaggi di rappresentanza, (o di studio) dei Consiglieri di Amministrazione con famiglie e segretarie al seguito. Non solo in Europa, persino in Brasile, a quindicine di giorni.

L’altra, ancora più indecente, è quella delle consulenze. Quando sono stato assunto erano limitate a qualche parere legale da parte dello studio di un noto civilista fiorentino in occasione di controversie complicate tra Azienda e dipendenti. Le necessità legali meno complesse venivano risolte dal Capo del Servizio Personale, laureato in legge.

Quando sono venuto in pensione gravitavano nell’orbita aziendale due o tre avvocati, di studi privati che lievitavano le loro tariffe del 25% all’anno in sintonia con le decisioni assunte dal loro ordine. Ma non basta: le consulenze, che sarebbe meglio chiamarle beneficenze, si estendevano anche a funzionari di livello medio alto pensionati da poco tempo.

Ora siccome questi soggetti erano persone esperte e professionalmente preparate, non si vede perché non abbiano trasmesso la loro professionalità ai subalterni più giovani, tanto da inserirli al posto vacante senza danni per l’Azienda. I casi sono due: o gli anziani non hanno saputo insegnare nulla, o i subentranti sono dei perfetti cretini, il che voglio escluderlo nella maniera più assoluta.
Questo delle consulenze è un problema che anche Brunetta sta sollevando: non condivido i metodi del Ministro, ma onestamente non posso dargli tutti i torti.

Tornando all’ATAF sono sicuro di non sbagliarmi affermando che è sull’orlo del precipizio da quando la si è voluta privatizzare. Ora, a mio parere, un servizio pubblico lo si rende efficiente controllandolo col fiato sul collo nella produttività e obbligando ciascuno a fare il proprio dovere; poi il pareggio di bilancio può rimanere come obiettivo, ma non primario all’interesse della collettività.

A prescindere dalla formula societaria la cittadinanza deve poter usufruire di un trasporto pubblico locale a prezzi accessibili. La logica privatistica impone che si aumentino le entrate per evitare il fallimento, ma il costo del biglietto non può andare oltre una certa cifra; oppure si rientra nel bilancio tagliando le prestazioni di servizio, come sta facendo Moretti con Trenitalia.

Aumenti di tariffe e riduzioni di servizio non sono compatibili con le esigenze del cittadino e anche della città stessa per moltissime ragioni, non ultime quelle ambientali. Allora queste sono privatizzazioni "alla zuava" in quanto un elemento essenziale dell’impresa privata viene meno: la concorrenza. Manca poi il fattore rischio per i dirigenti che riescono comunque ad andarsene con le tasche piene a prescindere dal danno arrecato; Cimoli docet.

Caro senatore, scusandomi per averti sicuramente annoiato, vorrei che tu incaricassi qualcuno del tuo staff di indagare un po’ più approfonditamente su tutta la vicenda, che rientra nella fattispecie del declino delle Aziende una volta sane e produttive e ora pressoché allo sbando.

Saluti e buon lavoro

Created by mariaricciardig
Last modified 22-06-2008 15:39
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