Olimpiadi a Roma nel 2020? No grazie.
gennaio 25, 2012 in I miei articoli
L’idea di celebrare le Olimpiadi a Roma nel 2020 mi sembra l’ultimo prodotto di una pessima tradizione italiana. Approfittare di un evento eccezionale per stabilire linee guida di progettazione e gestione urbanistica che dovrebbero essere invece incardinate nella normale continuità. Pare che pianificazione del territorio e urbanistica siano praticabili solo a scadenze occasionali e straordinarie: Mondiali di calcio, di nuoto, di sci e di chissà cos’altro, Giubilei, Olimpiadi.
Questa prassi malefica viene difesa da qualcuno con il ritornello: ma alla fine la città avrà opere pubbliche utili anche per i tempi successivi. L’esperienza dimostra spesso il contrario. Basta pensare agli effetti dei Mondiali di nuoto: piscine più lunghe di 50 metri, altre coperte da soffitti crollanti, tutte inutilizzabili, altre costruite in aree protette (vedi Corrado Zunino, “Sciacalli”, Editori Riuniti). A parte i casi grotteschi, ci si può sempre chiedere perché opere ritenute necessarie debbano aspettare l’evento eccezionale per essere realizzate.
In realtà l’evento eccezionale risveglia appetiti eccezionali di numerosi roditori privati abilissimi nel gestire relazioni nel contesto delle opere pubbliche. E questo spiega perché in Italia i costi lievitino al di sopra di qualsiasi ragionevole previsione e risultino sempre assai più alti al confronto con tutte le altre esperienze europee. E’ abbastanza per opporsi. Olimpiadi a Roma nel 2020? No grazie.








